Gerardo Ferrara

Lui si siede al pianoforte. Finora, ha composto e suonato molto, da solo e con l’orchestra: concerti, ballate, suite, fughe. E’ stato virtuoso e romantico, impetuoso e soave, perfetto nell’esecuzione e nella ripartizione delle note, degli intervalli, dei tempi e delle scale: non ha commesso il minimo errore. Il pubblico che assiste al concerto è in visibilio, estasiato di fronte a tale maestria e non può fare altro che lodare il livello artistico del Maestro.

All’improvviso, egli mette a tacere gli applausi e le ovazioni e ricomincia a suonare, stavolta solo per sé. Desidera eseguire un notturno che ha composto unicamente per il proprio diletto, una composizione differente da tutte le altre, speciale, apparentemente imperfetta e priva della regolarità e dell’equilibrio che contraddistinguevano le precedenti.

Un arpeggio, poi il suono tranquillo e pacato delle prime note, come l’alba di un nuovo giorno, una vita che nasce, i primi passi di…

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